Lo spirito del biker

Monte Nerone vista sulla costa adriatica

Qualche tempo fa chiacchierando con una mia amica le dissi che ero stato a fare un giro in moto.
Lei mi guardò in modo interrogativo e mi chiese: “E dove dovevi andare ? ”
Io: “In nessun posto in particolare. Semplicemente un giro.”
Lei poco convinta: “Ah bè.”

Tentai di spiegarle quanto sia bello andare in moto, ma non ci riuscii.
L’episodio mi colpì e mi fece riflettere.
Chi me lo fa fare di salire su una moto ed espormi a tutti i rischi che ciò comporta ?
Andare in moto è oggettivamente pericoloso. Possono andare storte tante cose: un problema meccanico, un animale che attraversa, la breccia in mezzo alla curva, qualcuno che non ti dà la precedenza.
E ancora perché spendere per la manutenzione, la benzina, le gomme ecc. ?
La risposta naturalmente è la passione. Quel sentimento irrazionale che ti induce a fare cose fuori dell’ordinario, ma che ti fanno sentire bene.

Da quel momento raramente esco in moto senza essere vestito di tutto punto.
Inoltre ogni volta che la congiunzione astrale è favorevole per un’uscita devo vincere una certa vocina che mi dice “ma n’do vai, lascia perde…” e mi fa sentire stupido.
E’ esattamente la stessa stupidità che ho sperimentato nel 2007 quando, dopo parecchi anni, mi sono convinto a ricomperare una moto e, all’ingresso del concessionario, mi sono detto: “cosa sto facendo ?”
Quella vocina continua a tormentarmi mentre mi infilo gli stivali, indosso il giubbotto e calzo il casco.
Eppure mi basta percorrere pochi metri in sella alla mia XT e quella vocina si è già volatilizzata.
La sensazione di leggerezza di libertà e quell’equilibrio ritrovato danno un senso a tutto ciò.

Santo Stefano Arcevia (AN) sullo sfondo Monte Strega e Massiccio del Monte Catria e Acuto

Chi non è un motociclista vede la moto come un semplice mezzo di trasporto che può portarti dal punto A al punto B, ma tutto ciò è estremamente riduttivo.
Chi ama la moto crede profondamente nell’idea che il viaggio conti più della destinazione.
Poi ciascuno motociclista vive l’esperienza di andare in moto in modo diverso. Chi ama l’adrenalina e chi invece preferisce i panorami.
Io personalmente amo viaggiare lentamente e sfrutto la moto per esplorare i nostri appennini, quindi spesso abbino un giro in moto ad una breve escursione in montagna.
Per questo preferisco strade secondarie non trafficate che mi regalano scorci spettacolari sul nostro territorio.
Gironzolare per le nostre vallate tra l’azzurro del cielo ed il verde della campagna è un grande privilegio.
Le strade familiari, la bassa velocità la natura intorno e i panorami fino alle montagne, unite alla danza delle curve mi fanno entrare in uno stato di pace dalla quale spesso scaturiscono ispirazioni creative.

Monte San vicino sullo sfondo la diga di Castreccioni a Cingoli (MC)

Quando siamo in sella alle nostre moto con le nostre “armature” ci sentiamo dei cavalieri medievali. Non abbiamo nemici da sfidare, noi siamo difensori.
Le protezioni che indossiamo sono a difesa dello spirito bambino che alberga in noi. Quello che osserva affascinato il mondo con occhi pieni di curiosità. Nel nostro peregrinare cerchiamo di mantenere quello spirito capace di stupirsi di fronte ad panorama. In definitiva siamo cavalieri erranti alla perenne ricerca di meraviglia, perché questo ci fa sentire vivi.
La moto è un mezzo per teletrasportarsi in una dimensione utopica dove i problemi della vita non esistono. Un periodo di sospensione in cui torniamo ad essere quegli adolescenti che in sella ad un cinquantino assaporano una libertà fino a quel momento sconosciuta.
La nostra è una magia di breve durata ma ripetibile. Le emozioni vissute un patrimonio prezioso che nessuno potrà mai toglierci.

Cavalli d’acciaio e cavalli in carne ed ossa

Recentemente quella mia amica è andata in montagna insieme alle sue compagne storiche. Quattro donne che fanno un viaggio insieme e si lasciano alle spalle per qualche giorno famiglia, lavoro e tutti gli affanni della vita per ritrovare se stesse è una cosa stravagante, coraggiosa e poetica: da veri biker.
Perché lo spirito del motociclista è solo uno stato mentale e per viverlo non serve necessariamente guidare una moto.

Strani fenomeni quantistici

Le antenne del Monte Nerone

Salire al Monte Nerone in moto non mi ha mai entusiasmato. La strada per le antenne termina in uno spiazzo circolare asfaltato su cui incombono minacciose le antenne dei ripetitori.
Nonostante si goda di uno spettacolare panorama non ho mai sentito quella magia che cerco quando vado in montagna: una sorta di naturale armonia.
Ho sempre sospettato che il mio fosse un pregiudizio dettato dalla scarsa conoscenza del luogo. Per questo negli ultimi anni ho cominciato ad esplorare meglio questo monte che è uno dei nostri “giganti”.

A maggio 2020 in una domenica mattina soleggiata ma con vento da nord, partii alla volta del Nerone. Nel salire incrociai diverse persone in bici. Non pratico più questo sport, ma mi sono cimentato da giovane ed ho molto rispetto per lo sforzo a cui si sottopongono. Quel giorno a pochi chilometri dalla cima sorpassai una ciclista e proseguì tra i tornanti.
Ebbi l’impressione che la strada non finisse mai e mentre salivo le raffiche di vento erano sempre più insistenti. Arrivato in cima mi accolse un vento freddo e teso che mi indusse a togliere velocemente il disturbo.

Panorama dal Monte Nerone verso est

Nel discendere incrociai nuovamente la ciclista ancora intenta a salire. Complice la bassa velocità e la ridotta carreggiata, le nostre vite per un istante si sfiorarono al rallentatore in direzioni contrarie. Volli tributarle la mia massima stima salutandola con un cenno del capo.
Lei mi risposte educatamente, ma colsi nel suo viso un’espressione di rimprovero che mi mise a disagio. Così provai ad indovinare i suoi pensieri:
“Ma Bravo! Hai conquistato la tua cima e sei già di ritorno.
Io invece devo ancora arrivare alla meta. Ricordati che non c’è alcun onore nel conquistare una vetta senza fatica e sudore.
Certo il fatto che siamo qui in questo istante in questo mondo dice molto di noi, ma il modo in cui siamo qui è molto diverso. Talmente diverso da renderci due particelle vicine che quasi si toccano, ma al contempo lontane anni luce tra loro, agli estremi opposti della galassia.”

Il Nerone mi lasciò ancora una volta l’amaro in bocca, come di una vittoria rubata.
Con il tempo ho proseguito l’esplorazione delle sue pendici e delle zone circostanti muovendomi a piedi lungo i suoi sentieri.
Così ho avuto modo di scoprire luoghi fatati a cui ora sono molto affezionato.
La mia è una paziente danza di corteggiamento appena iniziata.

Laboratorio di scrittura creativa

Quasi un milione di anni fa

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Questa storia comincia molti anni fa.
Avevo quattordici anni e frequentavo la terza media a Corinaldo.
La nostra professoressa d’Italiano in collaborazione con Paolo Pirani, allora addetto culturale del Comune di Corinaldo, ci coinvolse in attività di teatro e cineforum. In quell’occasione ebbi modo di conoscere Paolo e vederlo in azione.
Dopo oltre trenta anni incrociai nuovamente Paolo su Facebook.
Avevo già un mio blog ed avevo scritto alcuni post su film e serie tv che mi avevano particolarmente colpito.
Riemersero d’un tratto i ricordi di quei cineforum che avevo tanto amato.
Lentamente presi coscienza del fatto che la mia sensibilità verso la scrittura ed il cinema probabilmente era il frutto di quella lontana esperienza.
Superai l’imbarazzo e gli scrissi un messaggio in privato. Lo ringraziai per avere svolto con tanta passione il suo lavoro. Nel mio caso quel seme aveva dato dei frutti e lui ne fu felice. Così tornai in contatto dopo tanto tempo con una persona speciale e per me preziosa fonte d’ispirazione.

Il blog

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Il mio blog è nato ormai sette anni fa.
Le motivazioni per cui l’ho creato, a distanza di anni, tendono a sfuggire anche a me. E’ nato come blog tecnico, con l’obiettivo di fare personal branding a livello professionale. Nelle intenzioni iniziali infatti avrebbe dovuto ospitare solo post di programmazione, per questo il titolo: “Fare e costruire”.
Invece fin da subito mi sono abbandonato all’ispirazione ed ho cominciato a raccogliere pensieri e riflessioni di varia natura, scoprendo o riscoprendo il piacere di scrivere.
Da ciò è emerso nel tempo il sottotitolo: “Un posto in cui riflettere”.
Quindi sono già passati alcuni anni da quando ho imboccato in modo imprudente questo sentiero, senza sapere esattamente dove mi avrebbe condotto.
Alla fine credo di aver raggiunto comunque l’obiettivo, perché questo blog dice molto di me, più di quanto avrei mai immaginato.
E comunque nel tempo il viaggio è diventato più importante della destinazione.

L.S.C. (Laboratorio di Scrittura Creativa)

Ex refettorio delle clarisse di Ostra

Nell’autunno 2022 Paolo su Facebook ha inviato chiunque ad unirsi ad un “Laboratorio di scrittura creativa” ad Ostra.
Incuriosito mi sono presentato all’incontro senza sapere esattamente cosa aspettarmi.
Ho ritrovato il Paolo di sempre e conosciuto persone speciali con una spiccata sensibilità e con la passione per la scrittura. Un contesto sicuro in cui esprimersi. E’ stato entusiasmante.
Dopo qualche incontro Paolo ci ha proposto si scrivere un brano su due temi “Parole Sospese” o “Parole di fango” e ci ha prospettato la possibilità di dare corpo ad un evento di lettura pubblica in collaborazione con il Comune di Ostra.
In poco tempo ciascuno si è cimentato nell’impresa di produrre un testo che riflettesse il proprio punto di vista. Paolo si é occupato di stilare un palinsesto ed ha proposto a Renzo Ripesi di unirsi al gruppo per accompagnarci con la sua chitarra.
Qualche prova e poi in scena in modo del tutto spontaneo e naturale.

Devo confessare che ero timoroso rispetto al tema scelto, perché non ho vissuto in prima persona l’esondazione e quindi non mi sentivo autorizzato a trattare un tema così delicato.
Per questo ho scelto di aggirare l’ostacolo ed ho scelto un punto di vista storico.
In due racconti ambientati in epoche e luoghi diversi ho provato a descrivere il legame profondo tra l’uomo ed il fango.

Ieri sera è avvenuta la lettura pubblica ad Ostra nell’ex refettorio delle Clarisse alla presenza del Sindaco e di alcuni concittadini.
L’evento è stato molto bello e i riscontri sono stati positivi.

Navigatori

Image by Dimitris Vetsikas from Pixabay

Come ha detto Paolo ieri sera, scrivere è un atto di coraggio, perché costringe a guardarsi dentro, chi scrive lo sa bene.
Leggere in pubblico ciò che si è scritto è ancora più sfidante, perché ci espone al resto del mondo.
In una società che corre veloce, fermarsi a pensare, riflettere, riordinare i pensieri e scrivere è un lusso. Noi lo facciamo e siamo controcorrente.
Viviamo l’epoca in cui l’intelligenza artificiale è diventata capace di generare racconti, fiabe, romanzi quindi siamo particolarmente controcorrente.
Forse abbiamo addirittura scelto il momento storico sbagliato per essere creativi. O forse no: in fondo è bello essere controcorrente.

Siamo navigatori erranti in un’oceano pieno di parole.
Ce ne stiamo a pescare pazienti e silenziosi in attesa che arrivi l’ispirazione ed una nuova parola abbocchi all’amo. Una dopo l’altra. E quando ne abbiamo pescate a sufficienza, cerchiamo di combinarle insieme per costruirci una frase, un concetto, un’idea come degli artigiani.
Paolo è il comandante della nostra nave. Un Achab mai stato folle, ma con una passione altrettanto bruciante. E’ lui ci guida su questo mare sconfinato alla perenne ricerca della grande balena bianca: un significato.

Un grazie a lui per l’ispirazione e l’incoraggiamento che ci ha profusi in questa avventura emozionante.
Sono onorato di avere navigato insieme ai miei colleghi per questo tratto di mare.
Un gruppo eterogeno perciò ricco di punti di vista diversi.
Sono pronto ad imbarcarmi nuovamente.

Giunti a destinazione, ma già pronti a ripartire

Image by maurizio di fiore from Pixabay

Così si chiude un capitolo di una storia cominciata molti anni fa ed il cui seguito deve ancora essere scritto.
Una storia fatta di incontri che sembrano casuali e che invece sono il risultato di scelte personali e consapevoli. Scelte che si riverberano nel tempo creando interessanti increspature.
Per questo motivo io continuo a seguire l’ispirazione, senza sapere dove mi condurrà, ma felice di poter condividere una parte del viaggio con dei nuovi preziosi amici.

Primitivi

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Molto tempo fa, credo fosse l’autunno 2001 , andai a Bolzano per lavoro. Era il primo incarico da docente per un corso di formazione ed era anche la prima volta che visitavo la città. Ero comprensibilmente ansioso e disorientato. Arrivai in treno, alloggiavo in un bell’hotel nella piazza centrale.

L’indomani trovai con qualche difficoltà la sede del corso, ma naturalmente ero in largo anticipo. Presi contatto con l’organizzazione e familiarizzai con i partecipanti. Cominciai a trattare gli argomenti previsti dal programma se non ricordo male HTML e Database Relazionali . Il corso si svolse regolarmente e alla fine i feedback dei partecipanti furono ottimi.

Mi muovevo a piedi. A pranzo andavamo tutti insieme, alla sera invece ero solo. Mi sceglievo un ristorante e mi portavo un bel libro. Vivevo la rara e privilegiata condizione di turista solitario. Avevo però la strana sensazione di essere straniero in terra straniera, perciò osservavo tutto con curiosità e massimo rispetto.
Giorno dopo giorno presi confidenza con il centro città.
L’architettura nordica tipicamente gotica. I cartelli e i segnali bilingue. I cibi tipici: speck, canederli e strudel. Un mondo nuovo e affascinante. Nord europeo composto ed efficiente.
Insomma in poco tempo entrai in una nuova piacevole routine.

Un sabato mattina soleggiato, ma dal freddo pungente, feci una bella passeggiata al parco cittadino e poi andai a visitare il museo archeologico che espone la mummia di Otzi. Nella parte iniziale del percorso c’erano una serie di pannelli con video esplicativi sul ritrovamento ed il recupero del reperto dal ghiacciaio. Incuriosito mi fermai ed insieme ad altri visitatori ci ponemmo a circa un metro e mezzo di distanza per visionare quel mini documentario in modo ottimale. Ce ne stavamo tutti in religioso silenzio, quando una famiglia italiana al completo, entrò rumorosamente nel nostro campo visivo da destra . La loro attenzione venne attirata dal video e si fermarono propria davanti a noi dandoci le spalle, impallando completamente la nostra visuale. Per lunghissimi venti secondi tacquero guardando un esile frammento del video. Poi riprendendo a vociare confusamente, così come erano arrivati, se ne andarono ignari della nostra presenza. Noi sfortunati testimoni della scena, incrociammo gli sguardi e traemmo un sospiro, ma non avemmo l’animo di commentare.

Completai la visione del video e poi andai alla teca della mummia. La visione della mummia è macabra, ma nel suo complesso il reperto riserva molte sorprese.
Mi colpì il livello del suo equipaggiamento , la fattura del vestiario ed i tatuaggi.
E’ paradossale pensare che un essere umano di oltre 5.000 anni fa avesse abilità e conoscenze tali da riuscire a sopravvivere in un ambiente ostile, mentre un’ impresa del genere sarebbe impraticabile per un qualunque essere umano moderno.

Uscì dal museo riflettendo sul fatto che Otzi non era così primitivo come si possa credere e che viceversa l’essere umano moderno in certe occasioni non sembra davvero così civilizzato.
Otzi mi tornò simpaticamente in mente anni dopo, osservando una bufera di neve mentre ero comodamente seduto al caldo sul divano di casa: Piccola storia assurda.

AI generativa

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

La rivoluzione digitale ha semplificato molte attività aumentando i “poteri” degli esseri umani e inducendo evidenti effetti collaterali, ne parlavo tempo fa qui. L’uomo, grazie alla tecnologia digitale ha migliorato l’accesso alle informazioni e la capacità di memorizzazione, ma finora la creatività era una dote esclusiva e personale. Un dono raro, dalle origini misteriose e dai meccanismi sfuggenti.
Con l’AI generativa è stato superato anche questo limite. Usando un’AI (es. ChatGpt) e fornendo le giuste indicazioni, chiunque può generare un racconto, una canzone, una poesia. Questo cambia significativamente le cose e fa emergere una serie di domande inquietanti.

Come potremo sapere se una creazione è umana o artificiale ? Forse servirà la tracciabilità delle opere. Se non possiamo attribuire la paternità delle opere i concorsi e le prove d’esame dovranno essere dal vivo e preferibilmente di tipo orale. Un curioso paradosso, abbiamo appena sperimentato l’utilità delle attività a distanza e dobbiamo già tornare alla presenza fisica ? Ha senso parlare di diritti d’autore per un’opera generata ?

Avere a disposizione questa potenza creativa ci renderà tutti poeti e scrittori o invece appiattirà l’offerta?
I creativi saranno spinti a fare meglio, si ritireranno o troveranno il modo di cooperare con le AI ?
Se un’AI venisse addestrata su tutto lo scibile umano potrebbe essere considerata rappresentativa dell’umanità nel suo insieme ?

Quando l’AI diventerà tascabile e sarà addestrata in modo continuo con tutti i nostri dati personali, essa diventerà un nostro doppio digitale che ci migliorerà a tutti i livelli. Gli smart glasses e l’AI ci renderanno umani potenziati. Più sarà potente il modello, maggiore saranno le performance. Se prima ciascuno poteva trovare nella propria creatività un potente fattore competitivo innato, in futuro il denaro potrà sopperire a questa mancanza.
L’arte umana perderà valore per inflazione di opere generate e co-generate o lo acquisterà diventando ancora più rara?

Quando saremo defunti il nostro io digitale sopravvivrà ? I nostri amici potranno chattare ancora con il nostro “spirito” digitale ? Il doppio, privato dell’esperienza della vita, rimarrà fermo al suo tempo diventando noioso? Forse gli forniremo falsi ricordi di nuove esperienze per mantenerlo “vivo” ? Se alla morte fisica non corrisponderà una morte digitale, il nostro io digitale potrebbe vivere in eterno, ammesso che ci sia energia per sostentarlo. Sarebbe una sorta di vita eterna digitale.

L’AI generativa è sostenuta da un modello di comprensione del linguaggio addestrato su una grande mole di dati. Secondo lo storico Yuval Noah Harari (“Sapiens. Da animali a dèi”) il linguaggio è stato il fattore chiave di successo della specie umana. Ora questa è un’abilità digitale e come tale può essere sviluppata, condivisa, clonata: una vera rivoluzione. L’AI è molto vicina a superare il test di Turing. Ciò avvicinerà le macchine agli esseri umani e i confini inizieranno a sfumare. Presto sarà possibile ciò che Philiph K. Dick teorizzava nei suoi romanzi il Dottor Sorriso: un servizio digitale completamente automatico di psicanalisi. Per ora l’AI non ha consapevolezza di se e non ha un corpo fisico, ma quando avremo superato anche queste barriere, ci servirà il test Voight-Kampff del film “Blade Runner” per distinguere un essere umano da un androide.
Comunque se va male, male, male sappiamo già che vincerà SkyNet .

Uomini e fango

Nulla è malvagio per natura, neanche il fango.
Nella Bibbia il fango è la materia con cui l’uomo è stato plasmato.
Il legame tra il fango e l’uomo ha radici profonde su cui è utile fermarsi a riflettere.

In paziente attesa 

La stagione della raccolta era terminata da qualche tempo, ma il periodo della secca non era ancora terminato, perché il livello del fiume non accennava a salire.
Il bambino all’ombra di un papiro guardava il padre che se ne stava accovacciato in silenzio sulla riva con lo sguardo rivolto verso sud.
Chiese: “Cosa stai facendo ?”
L’uomo si voltò, gli sorrise e poi indicò le acque con la mano.
“Sto pregando Hapi affinché, attraverso l’esondazione del Nilo, si manifesti ancora una volta a noi, portando fertilità ed abbondanza.”

Sperimentazione

Quel giorno i maschi del gruppo erano a caccia. Le femmine e i piccoli erano impegnati in attività domestiche in riva al fiume. Quelli della sua età seguivano da vicino la propria madre, ne osservavano i gesti e li ripetevano come fosse un gioco. Scheggiare pietra per farne punte di freccia era l’attività più diffusa.
Lei però non era brava con la selce e ciò era fonte di frustrazione. Preferiva giocare in disparte con il limo del fiume. Ne prendeva manciate e provava a modellarlo, ma la consistenza era acquosa e colava via dalle mani. Così dopo ogni tentativo, gettava via quella poltiglia inutile che andava a formare mucchi informi.
Quel giorno affondò ostinatamente le mani nel fondo del fiume, ma quasi a voler esorcizzare l’ennesima sconfitta, gettò uno sguardo ai falliti esperimenti dei giorni precedenti. Rimase interdetta. I cumuli avevano mutato aspetto. Si avvicinò ad uno di essi e lo toccò con la punta delle dita: la consistenza era cambiata. La melma esposta al sole aveva perso l’acqua in eccesso ed ora obbediente, manteneva la forma che gli veniva impressa con le mani.

Gola di Jana

Un sabato primaverile soleggiato e ventoso.
Ci si vede a Corinaldo 9.30 siamo in tre:
Triumph Thunderbird, Yamaha XT, Suzuky SV le moto non potrebbero essere più diverse, ma quello che ci accomuna è la passione.
Brevi presentazioni, perché è pur sempre un gemellaggio tra due gruppi diversi di motociclisti.
Caffettino al bar. Si definisce l’itinerario di massima e via.

Si va per Ostra, troviamo traffico, ma non c’è fretta.
Superato il traffico si prosegue per Montecarotto.
L’asfalto è buono. Il sole splende ed accende i colori tutto intorno, il verde brillante del grano e i fiori rosa dei peschi.
Qualche folata di vento a disturbare la guida.

Da Pianello Vallesina si sale a Cupramontana, cosi’ evitiamo la SS76 e ci gustiamo una bella serie di curve. Si prosegue per Apiro e Frontale.
Sulla strada che sale a Pian dell’Elmo una breve sosta per il limite K-T (un approfondimento). Continuando a salire la temperatura si abbassa ed il cielo è sempre più cupo, in fondo la primavera è solo all’inizio. Superiamo i prati del San Vicino e scendiamo verso la valle per ritrovare una temperatura più mite. Questo è il tratto di strada più rovinato con l’asfalto saltato in vari punti e breccia in giro, ulteriore motivo per scendere con calma. Prima di arrivare a Matelica deviamo a Braccano, una piccola frazione famosa per i suoi murales.

Attraversiamo il paesino seguendo le indicazioni per la Gola di Jana. Per arrivare al parcheggio bisogna fare un breve tratto in breccia piuttosto stretto. Per fortuna il traffico è nullo e il fondo regolare andiamo piano e non incontriamo nessun problema.
Dal parcheggio in quarantacinque minuti a piedi si può arrivare all’abbazia di Roti.
Noi prendiamo un’altra direzione. Seguiamo il sentiero guadando il torrente ed in breve arriviamo alla gola ed alla sua cascata: per me è un posto magico in cui tornare ogni anno.
Qui alcune foto di Agosto 2021 con il torrente in secca.


Scattata qualche foto si torna al parcheggio e si riparte con destinazione Hard Pork di Castel Raimondo.
Si arriva in pochi minuti, qui ci concediamo una rilassante pausa con panino.

Si rientra per San Severino, Cingoli con sosta caffè con vista spettacolare sul mare.

Lungo la strada del ritorno ciascuno prende la via di casa e ci salutiamo con la promessa di replicare presto l’esperienza.

Probabilità e statistica

Foto di Zhuo Cheng you su Unsplash

Da quello che ho letto, sembra che ChatGPT usi un anche un approccio statistico per generare le risposte.
Sulla base dei dati su cui è stato addestrato, conosce la probabilità di due parole di comparire vicine.

Questa cosa mi ha fatto tornare in mente un surreale scambio di battute avuto con mio figlio in merito ad un compito in classe.
“Preferisco i quiz a risposta multipla rispetto alle domande a risposta aperta, perché almeno posso tirare ad indovinare…”
Io : “In realtà puoi usare la stessa tecnica anche nel caso di domande aperte. Il problema è che scrivendo parole a caso hai una bassa probabilità di comporre una frase di senso compiuto e che sia coerente rispetto alla domanda…”