Disegnare con le parole

Foto di Joe Bennett da Pixabay

In una recente intervista Francesco Guccini ha detto che gli sarebbe piaciuto disegnare fumetti, ma non ne è capace. L’ ho sempre ammirato per la sue canzoni piene di poesia e questa sua affermazione mi ha colpito.

Tra le sue canzoni Autogrill è quella che amo di più. Fin dalla prima volta in cui l’ho ascoltata ho potuto visualizzare le singole inquadrature di questa storia.
Il testo è uno story board in cui, ciascuna strofa descrive il luogo l’atmosfera e i sentimenti in modo vivido.
Proverò a descrivere le sensazioni che suscita in me questa canzone.

Siamo all’interno in una stazione di servizio su una strada secondaria (strada bianca) forse negli Stati Uniti (nickel di mancia).
Mi piace pensare che sia l’alba, ma non è chiaro (sole basso all’orizzonte).
Il locale è quasi deserto, la ragazza al banco e un uomo che beve. Lui osserva la ragazza e l’ambiente circostante e noi seguiamo il filo dei suoi pensieri.

La realtà ordinaria e modesta del posto cozza con le immagini pubblicitarie alle pareti. Lei è giovane e sorride alla vita ingenua e speranzosa. Lui invece, forse più maturo ne percepisce l’inganno: non c’ è alcuna poesia. La malinconia del luogo e del momento lo assalgono. Esiste una via d’uscita a tutto ciò ? Una strada che conduca lontano ?

Forse si, forse è possibile immaginare un futuro diverso. Lui e lei, nuovi Adamo ed Eva di questo Eden di serie b, possono sottrarsi ad un’esistenza senza senso. Non resta che fantasticare su un’improbabile storia d’amore tra loro. Per dare maggiore corpo a questa illusione mette una canzone che sia colonna sonora del loro film e lasci fuori i rumori del mondo. Il sogno dura poco e non si concretizza.

Per fare l’incantesimo dovrebbe pronunciare una formula magica, ma non trova il coraggio e quella frase rimane sospesa. L’atmosfera del momento viene interrotto da una coppia che entra nel locale. Quella coppia che avrebbero potuto essere, ma che non saranno mai. L’ambiente torna alla sua triste normalità, alla musica si sostituiscono i rumori usuali: sgocciolio, cigolio, acciottolio.

E’ tutto un gioco d’apparenza e d’illusione, proprio come nella pubblicità dove tutto è falso. Se solo avesse trovato il coraggio di parlare le cose sarebbero andate diversamente, invece tutto è svanito in un attimo. Come un’iridescente bolla di sapone che svanisce al sole senza lasciare traccia. Le uniche parole sono “Quant’è ?”. Siamo in un mondo in cui immagini e cliché prevalgono sulle parole e sui contenuti. Quel bancone è il muro di incomunicabilità che li divide e li relega nei propri ruoli, per sempre.
I sogni non sono gratis, il nickel di mancia è il prezzo di quella bella suggestione. Lui si lascia alle spalle le sue chimere e senza rimpianti torna al proprio destino.

C’è stato un momento in cui tutto poteva cambiare, ma non ha avuto il coraggio di tentare la sorte. Così per inerzia continuiamo a vivere la nostra vita senza prenderne mai in mano le redini. Non scegliamo il percorso, seguiamo una strada già tracciata, senza avere il coraggio di imboccare le deviazioni che incontriamo.
Autogrill è la canzone delle occasioni perdute e delle possibilità mancate.

Nel film “Thelma e Louise” invece le protagoniste trovano la forza di cambiare le loro vite fuggendo in auto. Nel loro caso gli autogrill sono il luogo della metamorfosi, il posto in cui il cambiamento si concretizza e prende corpo. Nel finale la malinconia di un’esistenza triste predestinata sarà sconfitta scegliendo la libertà suprema.

Guccini non sa disegnare fumetti, ma in compenso disegna in modo stupendo con le parole.

Breve viaggio alle radici dell’ispirazione

Come nasce l’ispirazione ?
Difficile da dire. Una cosa letta, sentita, pensata. Elementi diversi lontani ed estranei che improvvisamente si collegano tra loro a formare un disegno, qualcosa che prima non esisteva.
La novità è che posso portare un piccolo esempio concreto.

Ieri mattina 6.30 mi gusto questo video:

Geopop intervista Valentino Rossi

Valentino è spettacolare. Fa fatica a spiegare come si curva con la moto. Per lui è del tutto istintivo e allora non trovando le parole sopperisce con la mimica.
Tra parentesi chi va in moto lo sa, è del tutto controintuitivo, ma la moto entra in curva controsterzando leggermente nel senso inverso: è la fisica del giroscopio.

Condivido il link del video in un gruppo di miei amici biker e qualcuno commenta ridendo: “il trucco sono le gomme…”.
Questa frase comincia a solleticarmi il cervello e dopo qualche secondo arriva l’ispirazione:

“il trucco sono le gomme…” 
Lo diceva sempre, ormai vecchio e al termine della sua lunga carriera, il Grande Mago “Cancellini” a chi gli chiedeva il segreto del suo successo. 
Nei suoi spettacoli, invero un po’ lunghi, era in grado di far sparire perfettamente enormi disegni tracciati a matita dopo averci lavorato sopra con buona lena.

Come nasce il Mago “Cancellini” ?
Quando ho letto quella frase mi sono chiesto se, mantenendo ferma la sua validità, potessi costruirgli intorno un contesto completamente diverso ma plausibile per quanto assurdo ed improbabile. Penso ad altre gomme, quelle per cancellare. La gomma per cancellare fa sparire i segni della matita, in certo senso fa una “magia”. Allora ci vuole un mago. Il nome Cancellini emerge spontaneamente. Penso sia stato un tributo inconscio al Tenente Colombo che nell’episodio “L’illusionista” si confronta con un assassino prestigiatore: “L’inarrivabile Santini”.
L’idea di un mago farlocco e di un pubblico altrettanto credulone è una traslazione dei super eroi con poteri assurdi ed inutili di Leo Ortolani in Rat-Man.
Leo mi ha fornito un’altra preziosa fonte d’ispirazione, il suo mago “Braccini” presente in “The Walking Rat.

“The Walking Rat” di Leo Ortolani


Così qualche minuto dopo nasce e muore un personaggio nonsense.
Il micro racconto, quasi un epitaffio, nasconde fino alla fine la giustificazione assurda della frase, ma contribuisce a rendere il contesto coerente.
Questo è stato possibile solo attraverso una prima stesura e successivi piccoli ritocchi del testo, fino ad arrivare ad una forma musicale e consistente.
La scrittura, con la sua asincronia, ha questo vantaggio, dà la possibilità di cesellare le frasi con cura. Dal vivo tutto ciò è impossibile, si ha solo una possibilità per sfruttare il tempo comico, si chiama arte dell’improvvisazione ed è un dono raro riservato a persone molto brillanti.

Alla fine non saprei dire sinceramente se tutto ciò possa essere considerato creatività o piuttosto rielaborazione, ma vi garantisco che quando capita lascia una piacevole sensazione.

“Grazie per tutto il tempo…”

Qualche tempo fa, superato un certo imbarazzo, ho inviato a alcuni amici un mio breve racconto di fantascienza.
Dopo qualche tempo ciascuno mi ha fornito il suo feedback generosamente positivo: ciò naturalmente mi ha fatto molto piacere.
Il punto però non è questo.
Conosco la vita frenetica di queste persone e riflettendoci su, una verità mi ha colpito come un maglio: queste persone hanno avuto fiducia in me ed hanno investito un po’ del proprio prezioso tempo per leggerMi.
Di questo sono loro veramente grato.
Solo ora infatti colgo il patto non scritto che si instaura sempre tra chi scrive e chi legge.

Scrivere è un esperienza fortemente introspettiva, perché seguire il filo dei propri pensieri equivale a compiere un viaggio nel proprio io.
Scrivere è un salto quantico, perché significa dare una forma ai propri pensieri, fargli una foto che rimane e lascia una traccia di te nel tempo.
In un certo senso è come inviare un messaggio asincrono a qualcuno nel futuro, anche a se stessi al limite.
Ciò ha inoltre strani effetti collaterali perché con le proprie riflessioni, per quanto piccole ed insignificanti, è possibile alterare la visione del mondo di chi legge quindi per estensione alterare il futuro.

Chi legge, compie un vero e proprio atto di fiducia verso l’autore. Investe il proprio prezioso tempo addentrandosi in un mondo sconosciuto e lasciando che le parole scritte lo attraversino e lo trasformino, cambiandolo irrimediabilmente, per sempre.
Scrivere pertanto è una grande potere, da cui deriva una grande responsabilità.

In fondo la stessa magia avviene ogni giorno.
Ogni volta che abbiamo interazioni con altre persone, sperimentiamo una contaminazione continua e vicendevole, fatta di gesti e di parole scritte e non scritte.
Forse non ce ne rendiamo conto, ma abbiamo tutti un grande potere da gestire.

Il Teletrasporto esiste


Il teletrasporto dell’astronave Enterprise non esiste ancora.
La fisica quantistica si sta interrogando su questo affascinante fenomeno a livello di particelle, ma nulla di più.
Il COVID ci ha dimostrato che è si possono far viaggiare le idee piuttosto che i cervelli e puff! via le automobili.
Con le stampanti 3D anche la logistica sta lentamente cambiando, possiamo trasmettere dati e produrre oggetti nel posto in cui servono e puff! via anche le fabbriche e i trasporti.
Pensandoci bene però un sistema efficace ed economico per tele trasportarsi verso altri universi esiste già: i libri.

Chi ama leggere lo sa perfettamente. Aprire un libro ed immergersi nella sua lettura ha il potere di estraniarti totalmente dalla realtà in cui ti trovi.
Può farti dimenticare per un breve lasso di tempo ciò che sei, i tuoi problemi e proiettarti in luoghi sconosciuti o mai esistiti, fino a vivere letteralmente un’altra vita.

Un film per quanto bello non può compiere questa magia.
La sua multimedialità può travolgerti, ma non può stimolare la mente quanto può farlo un libro.
Guardando un film assisti passivo a ciò che il regista ha immaginato per te e tutto è sottoposto alla sua intermediazione, non c’è spazio per l’immaginazione.

Un libro è un’esperienza che vivi in prima persona nell’intimo della tua mente.
Leggendo, inevitabilmente, le parole si trasformano in immagini mentali, stai creando un tuo personalissimo film: sei il regista di te stesso.
La lettura di un libro pertanto ti arricchisce quasi al pari di un viaggio, perché se il libro è di qualità, alla fine in quei luoghi è come se ci fossi stato e quelle esperienze è quasi come se le avessi vissute.
In certi casi ti affezioni ai personaggi al punto tale che terminare la lettura di un libro è triste come salutare per sempre dei cari amici.

Per ironia della sorte, in un momento storico in cui abbiamo accesso illimitato e a basso costo a tutta la letteratura mondiale: non leggiamo più.

Io invece non ho perso l’abitudine, anzi appena posso mi teletrasporto.
E’ facilissimo, apro Kindle sullo smartphone, pronuncio la frase di rito:
“Signor Scott… energia!” e puff! in un attimo posso andare su Arrakis, Vigata, le Termopili o Waterloo.
E’ un fantastico super potere, con interessanti effetti collaterali: io ho sviluppato la totale invulnerabilità alle code.
Quando sono in attesa del medico o alle poste, in realtà è solo mio corpo che sta facendo la fila, la mente è altrove.

Contenitore Vs Contenuto

Qualche giorno fa sono entrato in una Libreria.
Era molto tempo che non lo facevo più.
Ho scorso velocemente la sezione di science-fiction.
Me stavo andando quando un libricino ha attirato la mia attenzione: “Lo Zen nell’arte di scrivere”.
Il formato e la promessa che il titolo nascondeva erano stuzzicanti, il fatto che l’autore fosse Ray Bradbury mi ha convinto.
Ho soppesato un attimo l’idea di acquistarlo su Amazon in formato elettronico, ma mi sono abbandono al romanticismo: stavo già accarezzando le pagine e non vedevo l’ora di leggerlo.
Ho comperato il libro a 15 EUR. Una volta uscito ho resisto all’impulso di verificare quanto sarebbe costato su Amazon.

Qualche ora più tardi ho ceduto alla curiosità.
Su Amazon lo stesso libro in formato cartaceo costa 13 EUR ma in formato elettronico 5 EUR!

Sono rimasto piuttosto stupito, il romanticismo mi è costato caro.
Ma ciò che mi ha colpito è che il contenuto pesa solo per 1/3 sul prezzo complessivo di questo libro cartaceo.
Tutto ciò mi sembra sinceramente assurdo.

Naturalmente un solo libro non è un campione significativo, ma è facile capire perché il mercato dei libri stampati sia in crisi.

Da tempo ormai preferisco gli ebook per motivi di praticità.
Il libro stampato però ha una caratteristica che tende ad essere sottovalutata: con le dovute cautele (persone affidabili) può essere prestato e ciò lo rende un prezioso vettore di idee.