Probabilità e statistica

Foto di Zhuo Cheng you su Unsplash

Da quello che ho letto, sembra che ChatGPT usi un anche un approccio statistico per generare le risposte.
Sulla base dei dati su cui è stato addestrato, conosce la probabilità di due parole di comparire vicine.

Questa cosa mi ha fatto tornare in mente un surreale scambio di battute avuto con mio figlio in merito ad un compito in classe.
“Preferisco i quiz a risposta multipla rispetto alle domande a risposta aperta, perché almeno posso tirare ad indovinare…”
Io : “In realtà puoi usare la stessa tecnica anche nel caso di domande aperte. Il problema è che scrivendo parole a caso hai una bassa probabilità di comporre una frase di senso compiuto e che sia coerente rispetto alla domanda…”

 

Disegnare con le parole

Foto di Joe Bennett da Pixabay

In una recente intervista Francesco Guccini ha detto che gli sarebbe piaciuto disegnare fumetti, ma non ne è capace. L’ ho sempre ammirato per la sue canzoni piene di poesia e questa sua affermazione mi ha colpito.

Tra le sue canzoni Autogrill è quella che amo di più. Fin dalla prima volta in cui l’ho ascoltata ho potuto visualizzare le singole inquadrature di questa storia.
Il testo è uno story board in cui, ciascuna strofa descrive il luogo l’atmosfera e i sentimenti in modo vivido.
Proverò a descrivere le sensazioni che suscita in me questa canzone.

Siamo all’interno in una stazione di servizio su una strada secondaria (strada bianca) forse negli Stati Uniti (nickel di mancia).
Mi piace pensare che sia l’alba, ma non è chiaro (sole basso all’orizzonte).
Il locale è quasi deserto, la ragazza al banco e un uomo che beve. Lui osserva la ragazza e l’ambiente circostante e noi seguiamo il filo dei suoi pensieri.

La realtà ordinaria e modesta del posto cozza con le immagini pubblicitarie alle pareti. Lei è giovane e sorride alla vita ingenua e speranzosa. Lui invece, forse più maturo ne percepisce l’inganno: non c’ è alcuna poesia. La malinconia del luogo e del momento lo assalgono. Esiste una via d’uscita a tutto ciò ? Una strada che conduca lontano ?

Forse si, forse è possibile immaginare un futuro diverso. Lui e lei, nuovi Adamo ed Eva di questo Eden di serie b, possono sottrarsi ad un’esistenza senza senso. Non resta che fantasticare su un’improbabile storia d’amore tra loro. Per dare maggiore corpo a questa illusione mette una canzone che sia colonna sonora del loro film e lasci fuori i rumori del mondo. Il sogno dura poco e non si concretizza.

Per fare l’incantesimo dovrebbe pronunciare una formula magica, ma non trova il coraggio e quella frase rimane sospesa. L’atmosfera del momento viene interrotto da una coppia che entra nel locale. Quella coppia che avrebbero potuto essere, ma che non saranno mai. L’ambiente torna alla sua triste normalità, alla musica si sostituiscono i rumori usuali: sgocciolio, cigolio, acciottolio.

E’ tutto un gioco d’apparenza e d’illusione, proprio come nella pubblicità dove tutto è falso. Se solo avesse trovato il coraggio di parlare le cose sarebbero andate diversamente, invece tutto è svanito in un attimo. Come un’iridescente bolla di sapone che svanisce al sole senza lasciare traccia. Le uniche parole sono “Quant’è ?”. Siamo in un mondo in cui immagini e cliché prevalgono sulle parole e sui contenuti. Quel bancone è il muro di incomunicabilità che li divide e li relega nei propri ruoli, per sempre.
I sogni non sono gratis, il nickel di mancia è il prezzo di quella bella suggestione. Lui si lascia alle spalle le sue chimere e senza rimpianti torna al proprio destino.

C’è stato un momento in cui tutto poteva cambiare, ma non ha avuto il coraggio di tentare la sorte. Così per inerzia continuiamo a vivere la nostra vita senza prenderne mai in mano le redini. Non scegliamo il percorso, seguiamo una strada già tracciata, senza avere il coraggio di imboccare le deviazioni che incontriamo.
Autogrill è la canzone delle occasioni perdute e delle possibilità mancate.

Nel film “Thelma e Louise” invece le protagoniste trovano la forza di cambiare le loro vite fuggendo in auto. Nel loro caso gli autogrill sono il luogo della metamorfosi, il posto in cui il cambiamento si concretizza e prende corpo. Nel finale la malinconia di un’esistenza triste predestinata sarà sconfitta scegliendo la libertà suprema.

Guccini non sa disegnare fumetti, ma in compenso disegna in modo stupendo con le parole.

Radici

Corinaldo è un borgo medievale delle provincia di Ancona. Si trova nell’entroterra a venti chilometri dalla costa e a cinquanta chilometri dagli appennini centrali.
La sua architettura offre scorci suggestivi e la sua posizione consente di ammirare panorami che spaziano dal mare ai monti.
Il paese è circondato da colline ondulate i cui colori mutano al lento variare delle stagioni.
Io sono nato e vivo qui da sempre, ma subisco ancora il fascino di questi luoghi. E continuo a cercare sempre nuove angolazione da cui poter ammirare questi paesaggi, perché qui si vive immersi nella bellezza.

Tessere la tela della fiducia

“Le ali della libertà” 1994 scritto e diretto da Frank Darabont tratto dal racconto “The Shawshank Redemption” di Stephen King. Disponibile su Amazon Prime

Questa è una sequenza del film “Le ali della libertà”.
Il film racconta la storia di un uomo ingiustamente condannato Andy Dufresne (Tim Robbins) che deve scontare una lunga pena detentiva in carcere.
Il film è particolarmente toccante e questa è una delle scene che amo.

In questa sequenza Andy, esce dal ruolo di carcerato e lo fa in modo temerario. Sfotte volutamente il capo delle guardie, sfidando platealmente il suo potere. A prima vista si tratta di un suicidio, ma non è così. Possiamo considerarla piuttosto una tecnica di marketing estremo. Uno scarafaggio in mezzo a tanti altri che deve guadagnare l’attenzione del capo sorvegliante.
Sfida il potere e la forza bruta facendo leva sull’ambizione del secondino di sottrarsi a quel potere da cui a sua volta è soggiogato: il Fisco.
Già perché, fuori da lì, i carcerieri sono oppressi da quella legge che nel carcere fanno rispettare. Andy però si dice in grado di navigare tra le pieghe della burocrazia e conquista così la fiducia del capo delle guardie. Impresa difficile visto che deve farlo senza delegittimarlo di fronte ai tutti i presenti. Non solo, azzera il contro valore di questa bizzarra transazione, limitandosi a chiedere in cambio delle birre per i suoi “colleghi”.
Ciò naturalmente rappresenta solo una prima piccola vittoria tattica rispetto alla strategia che ha in mente di dispiegare. Questa è soprattutto una grande vittoria simbolica.

Quell’uomo esile ed indifeso ha fatto un incantesimo. Sotto gli occhi di tutti ha fermato il tempo e sovvertito i ruoli anche se solo per un attimo. Da scarafaggio ha riacquistato una sua dignità fino a diventare addirittura un consulente del suo carceriere: impensabile. Il denaro qui si riconferma ancora una volta la forza oscura che può tutto ed è in grado di annullare: Gerarchia, Legge, Stato.
I suoi compagni ora sono colleghi, lavoratori con una dignità.
Quel tetto anonimo, per un attimo, diventa per Andy e i suoi compagni il tetto del mondo.

Questa sequenza mi ha indotto ad una serie di riflessioni sul concetto di fiducia nell’ambito di team di lavoro.
Come si instaura un rapporto di fiducia in un team ?
Direi nel tempo con pazienza. Dimostrando l’un l’altro coerenza nelle parole e nelle azioni. Azioni che debbono avere come finalità un obiettivo comune e non personale.
Qual é il primo passo concreto per dimostrare fiducia ? Un dono disinteressato che dimostri una generosità sincera. Un gesto di solidarietà a beneficio del team. Andy fa questo, si lancia in una sfida folle, corre un rischio personale. Vince e quando riscuote il premio lo dedica agli altri: lui la birra neanche la beve. Nell’ambiente carcerario dove tutto è ridotto a merce di scambio e non c’è posto per i sentimenti umani, questo atto di solidarietà rende Andy un alieno, ma anche una persona di cui potersi fidare.

Costruire un rapporto di fiducia tra colleghi è un lavoro lungo e faticoso. Bisogna essere sinceri, trasparenti e curare la comunicazione. Avere pazienza, chiedere scusa e ringraziare, usare gentilezza nei rapporti. Tutto ciò alla lunga rende l’ambiente sereno e collaborativo. Se c’è un problema, non si cerca il colpevole, ma si coopera per risolverlo, poi si cerca la causa e si adotta un sistema per evitare che il problema si presenti nuovamente.

Lavorare in un team basato sulla fiducia fa sentire le persone al sicuro e crea quindi le condizioni migliori per lavorare sereni. Sentirsi psicologicamente sicuri è la condizione necessaria per affrontare nuove sfide, perché insieme ci si sente più forti e si ha il coraggio di affrontare l’ignoto. La fiducia è come la seta del ragno, un materiale delicato che se tessuta con maestria, può formare una tela robusta. La tela della fiducia è preziosa perché rappresenta una rete di sicurezza che protegge da eventuali errori o cadute.
Credo che la fiducia sia un elemento imprescindibile per il buon funzionamento di un team, per questo è importante che ciascuno si impegni a tessere questa rete dal filamento sottile ma tenace.

Breve viaggio alle radici dell’ispirazione

Come nasce l’ispirazione ?
Difficile da dire. Una cosa letta, sentita, pensata. Elementi diversi lontani ed estranei che improvvisamente si collegano tra loro a formare un disegno, qualcosa che prima non esisteva.
La novità è che posso portare un piccolo esempio concreto.

Ieri mattina 6.30 mi gusto questo video:

Geopop intervista Valentino Rossi

Valentino è spettacolare. Fa fatica a spiegare come si curva con la moto. Per lui è del tutto istintivo e allora non trovando le parole sopperisce con la mimica.
Tra parentesi chi va in moto lo sa, è del tutto controintuitivo, ma la moto entra in curva controsterzando leggermente nel senso inverso: è la fisica del giroscopio.

Condivido il link del video in un gruppo di miei amici biker e qualcuno commenta ridendo: “il trucco sono le gomme…”.
Questa frase comincia a solleticarmi il cervello e dopo qualche secondo arriva l’ispirazione:

“il trucco sono le gomme…” 
Lo diceva sempre, ormai vecchio e al termine della sua lunga carriera, il Grande Mago “Cancellini” a chi gli chiedeva il segreto del suo successo. 
Nei suoi spettacoli, invero un po’ lunghi, era in grado di far sparire perfettamente enormi disegni tracciati a matita dopo averci lavorato sopra con buona lena.

Come nasce il Mago “Cancellini” ?
Quando ho letto quella frase mi sono chiesto se, mantenendo ferma la sua validità, potessi costruirgli intorno un contesto completamente diverso ma plausibile per quanto assurdo ed improbabile. Penso ad altre gomme, quelle per cancellare. La gomma per cancellare fa sparire i segni della matita, in certo senso fa una “magia”. Allora ci vuole un mago. Il nome Cancellini emerge spontaneamente. Penso sia stato un tributo inconscio al Tenente Colombo che nell’episodio “L’illusionista” si confronta con un assassino prestigiatore: “L’inarrivabile Santini”.
L’idea di un mago farlocco e di un pubblico altrettanto credulone è una traslazione dei super eroi con poteri assurdi ed inutili di Leo Ortolani in Rat-Man.
Leo mi ha fornito un’altra preziosa fonte d’ispirazione, il suo mago “Braccini” presente in “The Walking Rat.

“The Walking Rat” di Leo Ortolani


Così qualche minuto dopo nasce e muore un personaggio nonsense.
Il micro racconto, quasi un epitaffio, nasconde fino alla fine la giustificazione assurda della frase, ma contribuisce a rendere il contesto coerente.
Questo è stato possibile solo attraverso una prima stesura e successivi piccoli ritocchi del testo, fino ad arrivare ad una forma musicale e consistente.
La scrittura, con la sua asincronia, ha questo vantaggio, dà la possibilità di cesellare le frasi con cura. Dal vivo tutto ciò è impossibile, si ha solo una possibilità per sfruttare il tempo comico, si chiama arte dell’improvvisazione ed è un dono raro riservato a persone molto brillanti.

Alla fine non saprei dire sinceramente se tutto ciò possa essere considerato creatività o piuttosto rielaborazione, ma vi garantisco che quando capita lascia una piacevole sensazione.

Tempo sospeso

Quest’immagine l’ho colta dalla finestra della cantina di un palazzo storico.
Mi ha colpito il contrasto tra l’eleganza degli archi a volta e la sensazione di vuoto. L’oscurità degli spazi laterali che evoca un tempo remoto e si contrappone alla luce che cade dall’alto, quasi un monito a non dimenticare.
Un luogo spoglio e abbandonato ma con un fascino antico.

Tirare i dadi

Basta. 

Ho deciso di cambiare vita. 

La Terra mi sta stretta ed ho bisogno di lasciarmi tutto alle spalle. 

Ultimamente ho fatto dei colloqui per trovare un nuovo lavoro ed ho deciso di accettarne uno che mi portera’ molto lontano da qui. 

Tra pochi giorni mi imbarchero’ come specialista informatico su un cargo interstellare che e’ impiegato per trasporti minerari. 

Dovro’ rinunciare allo smart working, ma questa e’ scelta di campo. 

Quelli della societa’ mi hanno fatto un’ottima impressione. Sono molto gentili e oggi mi e’ arrivato per posta il welcome pack, tra i vari gadget c’era questa t-shirt.

La societa’ che mi ha assunto e’ la Weyland-Yutani l’astronave su cui mi imbarchero’ e’ la USCSS Nostromo e la destinazione e’ il pianeta LV-426. 

Non sto nella pelle dalla felicita’. 

Costanti universali

Ieri Emma, una mia amica, ha pubblicato la prima puntata del suo podcast e mi ha confessato di provare un po’ di vergogna.
L’ho rassicurata. Non mi sono mai cimentato nei podcast, ma so per certo che far leggere a qualcuno ciò che hai scritto richiede il superamento di questo scoglio psicologico, ne parlavo proprio qui.
Perciò, a maggior ragione, trovo lodevole che lei si sia lanciata in questa nuova iniziativa creativa.
Incuriosito, appena mi è stato possibile ho ascoltato i suoi consigli su come fare ordine nell’armadio.
Bè il podcast è simpatico frizzante e per essere un primo esperimento Emma se la cava proprio bene: complimenti!

La puntata mi ha indotto ad alcune buffe riflessioni sul tema.
Premetto che io non ho giurisdizione sugli armadi di casa, mia moglie è la plenipotenziaria. Lei ha un animo fashion ed una passione per borse e scarpe.
A livello di abbigliamento con le sue truppe è sconfinata in modo permanente, già da tempo, in tutte le aree di confine, occupando stabilmente tutti gli armadi altrui.
Nonostante in inverno trascorra interi pomeriggi a riordinare, il posto in cui stipare vestiti e accessori sembra non sia mai abbastanza.
Ipotizzo cautamente che il processo di eliminazione per ora abbia la peggio rispetto al processo di acquisizione, ma questa è un’indagine destinata all’insabbiamento.
Preferisco pensare che sono io ad avere dei limiti che non mi permettono di comprendere appieno questo strano fenomeno.
D’altra parte io sono di gusti sobri e preferisco rimanere ancorato a delle costanti cosmologiche universali: un maglione blue e una camicia a quadretti.
Forse sono un minimalista in erba, non lo so.
Nel dubbio, rimango in paziente e fiduciosa attesa che gli scienziati penetrino i misteri della fisica quantistica così che possano finalmente aprirci gli infiniti spazi del multiverso in cui poter sistemare ordinatamente altri capi di abbigliamento; naturalmente.