Tirare i dadi

Basta. 

Ho deciso di cambiare vita. 

La Terra mi sta stretta ed ho bisogno di lasciarmi tutto alle spalle. 

Ultimamente ho fatto dei colloqui per trovare un nuovo lavoro ed ho deciso di accettarne uno che mi portera’ molto lontano da qui. 

Tra pochi giorni mi imbarchero’ come specialista informatico su un cargo interstellare che e’ impiegato per trasporti minerari. 

Dovro’ rinunciare allo smart working, ma questa e’ scelta di campo. 

Quelli della societa’ mi hanno fatto un’ottima impressione. Sono molto gentili e oggi mi e’ arrivato per posta il welcome pack, tra i vari gadget c’era questa t-shirt.

La societa’ che mi ha assunto e’ la Weyland-Yutani l’astronave su cui mi imbarchero’ e’ la USCSS Nostromo e la destinazione e’ il pianeta LV-426. 

Non sto nella pelle dalla felicita’. 

Metamorfosi

Ho atteso parecchio per scrivere questo post, perché volevo poter guardare agli eventi narrati con il giusto distacco.
Nella vita di ciascuno ci sono eventi che alterano il corso delle cose: una scelta, qualcosa che abbiamo detto o fatto.
Diamo però molta enfasi all’evento in se, spesso senza fermarci a riflettere sul percorso che ci ha condotti fino a lì.
In questo caso proverò a ripercorrere il filo degli eventi.

Quasi per scherzo

Era una domenica di dicembre 2018 quando decisi di presentare la mia proposta di talk all’evento Oracle Code di Roma per il marzo successivo.
Da qualche anno frequentavo alcune community di sviluppatori software, seguivo talk online e avevo partecipato di persona ad alcuni eventi di settore.
L’idea di fare un talk mi attirava molto, ma dovevo trovare un argomento ed un contesto adatto.
Avevo alle spalle una solida esperienza da formatore, ma non avevo alcuna esperienza di talk.
In quel periodo frequentavo l’Italian Oracle User Group (ITOUG) e quando venne annunciato un evento Oracle a Roma l’allora presidente Francesco Tisiot mi incitò a partecipare.
Sembrava l’occasione giusta, ma dovevo trovare un tema da discutere.

A quei tempi, insieme ai miei colleghi, lavoravo ad un software con molti anni sulle spalle realizzato con tecnologie Oracle.
La sua età non giustificava investimenti per innovazione, ma nonostante ciò noi avevamo il compito di farlo funzionare al meglio e adeguarlo alle nuove esigenze di volta in volta sempre più sfidanti.
Così avevamo fatto di necessità virtù e, con i pochi mezzi a nostra disposizione, avevamo realizzato un framework che alla fine ci aveva consentito di risolvere brillantemente tutta una classe di problemi.
La soluzione che avevamo progetto, realizzato ed adottato meritava di essere raccontata, perché a mio modo di vedere rappresentava un bel esempio d’innovazione frugale (Jugaad).

Quel mattino di dicembre decisi quindi di proporre il mio talk .
In fase di registrazione veniva richiesto il link ad un precedente talk o una breve video presentazione.
Non avendo esperienze pregresse, optai per la seconda opzione e registrai un breve video.
Ero piuttosto imbarazzato, ma superai l’indecisione, completai la registrazione e cercai di non pensarci più.

Si fa sul serio

Qualche tempo dopo arrivò l’accettazione del talk.
Quella che era solo un’ambizione aveva trovato la forza di concretizzarsi in una sfida con me stesso. A quel punto avevo preso un impegno e avrei cercato di portarlo avanti nel migliore dei modi.
Cominciai così a scrivere una bozza della presentazione per il talk.
Coinvolsi i miei colleghi ed usai i loro preziosi feedback per migliorarla.
Mi documentai sulle migliori pratiche per condurre dei talk.
Trovai numerosi spunti interessanti, ma soprattutto mi convinsi che serviva un elemento narrativo per rendere fluida e piacevole la presentazione.
Ci pensai un pò e alla fine trovai che il concetto di metamorfosi era adatto.
Quella fu la svolta. Aggiunsi immagini sufficientemente evocative e la presentazione prese corpo.
Feci due e tre prove del talk, video registrandomi per vedere se rientravo nei 45 minuti a disposizione: dovetti ridurre ancora le slide ma funzionava! (Link alla presentazione)
Prima del talk si concretizzò l’opportunità di cambiare azienda.
Soppesai tutti i pro e contro, ma era da tempo che meditavo di cambiare strada: decisi che era ora.
La consapevolezza di questa scelta, mi consentì di affrontare il talk sereno, cosciente che a seguire mi attendevano cambiamenti ben più ardui.

Si va in scena

Organizzai la trasferta a Roma con l’aiuto del mio caro amico Marco.
Andai a Roma e fu un piacere enorme ritrovarsi con lui dopo tanti anni.
L’indomani sarebbe venuto anche lui a seguire l’evento.

Giovedì 4 aprile Eur Salone delle Fontane.


Ero piuttosto emozionato.
Ironia della sorte di fronte si stagliava in tutta la sua imponenza la nuova sede dell’azienda per cui lavoravo.
Fatto il check-in ci presentammo alla postazione ITOUG, dove ci accolse
Mario Fusciardi che con la sua simpatia e la sua gentilezza ci fece sentire subito a casa.

Pass
Desk ITOUG con Mario Fusciardi


Andai nella sala del talk a fare un check del collegamento al proiettore: tutto a posto.

Sala conferenza


A metà mattina la sala si riempì e fu ora di cominciare.
L’evento veniva ripreso ed andava anche in live streaming quindi mi stavano seguendo anche i miei colleghi dall’ufficio.
Io ero lì anche per loro: per rendere onore ad un ottimo lavoro fatto insieme.
Partì un pò incerto, ma poi mi scaldai e tutto andò liscio.

Video del talk


La presenza del mio amico Marco, in prima fila, contribuì a farmi sentire a mio agio.
In definitiva ciò di cui parlai era lo ciò su cui avevamo lavorato negli ultimi 10 anni quindi era un argomento che avevo vissuto sulla mia pelle.
Anzi a dirla tutta alcune frasi di quel discorso erano le stesse che con cui avevo ammorbato i miei colleghi negli ultimi anni: in sala caffè, in pausa pranzo perfino nell’antibagno. Insomma erano concetti che avevo avuto modo di affinare lungamente.
I feedback che raccolsi in sala e i contatti che ebbi con le persone che incontrai in giro per il resto della giornata furono tutti positivi: segno che il talk aveva funzionato.
Da casa chi aveva seguito il talk in streaming mi fece i complimenti via Whats App.
A pensarci bene la cosa fu paradossale. In tanti anni di lavoro, nella concitazione della quotidianità, non eravamo riusciti a trovare un momento istituzionale per fermarci a riflettere su ciò che avevamo costruito insieme.
Alla fine, poco prima di lasciare l’azienda, ero dovuto andare fino a Roma per parlare di questi temi ai miei colleghi che mi ascoltavo in streaming live da Ancona. A volte per andare in buca, bisogna giocare di sponda.
Fu una bella soddisfazione per me, ma volevo che rappresentasse anche una piccola rivincita, per tutti coloro che nell’ombra avevano contribuito a questo risultato e credo di esserci riuscito.

Quel giorno ho avuto la prova di ciò che avevo già letto.
Un talk deve contenere un messaggio chiaro supportato da una narrazione efficace e, per mantenere viva l’attenzione per 45 minuti, chi presenta deve mettere passione in ciò che dice.
Sul resto lascio giudicare a voi, ma la passione era sicuramente tanta.
Passammo il resto della giornata a seguire altri talk e conobbi Ludovico Caldara un altro collega ITOUG.

Talk del nostro collega ITOUG Ludovico Caldara
Sala conferenze principale
Sala esposizione centrale
Talk su Oracle APEX

E vissero per sempre felici e contenti, o no ?

Questo evento è stato uno snodo storico per la mia carriera professionale ? No. Di lì a poco avrei smesso di usare Oracle e comunque nessuno mi ha contatto in merito a ciò che ho presentato.
Questa esperienza mi ha cambiato ? Si molto perché ho superato una sfida che ho cercato. Questo ha alimentato la mia autostima in un momento in cui, dopo 13 anni, cambiavo azienda e mi attendevano altre sfide di cambiamento.
Il talk alla fine ha rappresentato anche un personale ringraziamento a tutti gli ex-colleghi con cui ho condiviso questa lunga ed intensa esperienza lavorativa.

In definitiva qualunque esperienza vissuta ci cambia ed influenza le nostre azioni future. Non è possibile risalire esattamente la catena degli eventi che si sono succeduti e che ci hanno reso ciò che siamo.

Dopo qualche tempo mi sono reso conto che la metafora del cambiamento non era casuale bensì inconscia.
A pensarci bene la metamorfosi che ho raccontato durante il talk aveva molto a che fare con il mio personale percorso di cambiamento che era in quel momento in pieno svolgimento.
Ironia della sorte nel periodo successivo la mia trasformazione non andò a buon fine: a volte succede.
Per una serie di motivi, nella nuova azienda, nonostante gli sforzi miei e dei colleghi, non riuscì ad integrarmi.
La mia autostima dopo un massimo storico scese ad un minimo storico.
Fu una lezione importante sulla natura intrinseca della mia persona.
Trovai la forza di cambiare nuovamente azienda.
Oggi a due anni di distanza, con un pò di pazienza, ho raggiunto un nuovo soddisfacente equilibrio, quindi posso considerare quella metamorfosi finalmente compiuta.

Costanti universali

Ieri Emma, una mia amica, ha pubblicato la prima puntata del suo podcast e mi ha confessato di provare un po’ di vergogna.
L’ho rassicurata. Non mi sono mai cimentato nei podcast, ma so per certo che far leggere a qualcuno ciò che hai scritto richiede il superamento di questo scoglio psicologico, ne parlavo proprio qui.
Perciò, a maggior ragione, trovo lodevole che lei si sia lanciata in questa nuova iniziativa creativa.
Incuriosito, appena mi è stato possibile ho ascoltato i suoi consigli su come fare ordine nell’armadio.
Bè il podcast è simpatico frizzante e per essere un primo esperimento Emma se la cava proprio bene: complimenti!

La puntata mi ha indotto ad alcune buffe riflessioni sul tema.
Premetto che io non ho giurisdizione sugli armadi di casa, mia moglie è la plenipotenziaria. Lei ha un animo fashion ed una passione per borse e scarpe.
A livello di abbigliamento con le sue truppe è sconfinata in modo permanente, già da tempo, in tutte le aree di confine, occupando stabilmente tutti gli armadi altrui.
Nonostante in inverno trascorra interi pomeriggi a riordinare, il posto in cui stipare vestiti e accessori sembra non sia mai abbastanza.
Ipotizzo cautamente che il processo di eliminazione per ora abbia la peggio rispetto al processo di acquisizione, ma questa è un’indagine destinata all’insabbiamento.
Preferisco pensare che sono io ad avere dei limiti che non mi permettono di comprendere appieno questo strano fenomeno.
D’altra parte io sono di gusti sobri e preferisco rimanere ancorato a delle costanti cosmologiche universali: un maglione blue e una camicia a quadretti.
Forse sono un minimalista in erba, non lo so.
Nel dubbio, rimango in paziente e fiduciosa attesa che gli scienziati penetrino i misteri della fisica quantistica così che possano finalmente aprirci gli infiniti spazi del multiverso in cui poter sistemare ordinatamente altri capi di abbigliamento; naturalmente.

Il dono

Nel Dune di Villeneuve c’è una battuta del Barone Harkonnen passata un po’ inosservata che io ho trovato molto suggestiva e di cui credo non ci sia traccia nel libro.

Il Barone, scampato all’attentato suicida del Duca Leto, si sta curando dall’intossicazione del gas velenoso in una vasca Axolotl.
Rabban appena rientrato dalla smobilitazione di Arrakis, gli chiede irato, perché mai l’Imperatore abbia voluto assegnare Dune agli Atreides: evidentemente per la mente semplice e lineare di Rabban ciò non ha senso.
Il Barone dalla mente tortuosa gli risponde in modo mellifluo con un indovinello: “Quando un dono non è un dono ?”
La significato é chiaro: “Quando nasconde un tranello” e ciò secondo me rimanda all’epica vicenda del cavallo di Troia.

Così quando un tuo superiore ti propone un nuovo incarico e te lo presenta come “un’importante opportunità di crescita” ed accompagna queste parole con una pacca sulla spalla, nel valutare l’offerta sarà bene riportare alla mente il quesito del Barone: “Quando un dono, non è un dono ?”

La tv generalista

Sono del 72 ed ho trascorso la mia infanzia a giocare con LEGO ed il rumore della tivù in sottofondo.
La mia generazione è cresciuta con i cartoni animati giapponesi.
Mi ricordo ancora, quando una sera verso le 18.00 su Rai1, per puro colpo di fortuna, mi imbattei nella prima puntata di Goldrake.
Nell’epoca pre-internet la tv era un media moderno rispetto alla carta stampata: ora quell’epoca sta finendo.

Internet in tutte le sue declinazioni ha soppiantato la tv che sta velocemente perdendo percentuale d’ascolto fra i giovani.
Un indicatore evidente dell’agonia della tv è la scarsa qualità dei programmi proposti, con qualche eccezione.
Le produzioni hanno bisogno di denaro messo a disposizione dagli inserzionisti, ma se gli ascolti calano il budget si riduce e così per riempire il palinsesto si comprano prodotti a basso costo di scarsa qualità.
D’altra parte chi investe in pubblicità vuole avere una misura precisa dell’efficacia dell’investimento e questo con la tv non è possibile: l’auditel rimane una figura mitologica.
I nuovi media invece garantiscono una profilazione di estremo dettaglio e: “il feedback è tutto”.
Nella tv generalista già da tempo ciascun canale ha identificato il suo ascoltatore tipo e modulato programmi e relativi spot in base al profilo.
Con la tv digitale è aumentato lo spazio a disposizione, si sono moltiplicati i canali, ma per converso riempire il palinsesto è diventato più difficile.
I canali sono diventati tematici ed hanno cominciato a trasmettere vecchie serie televisive americane che vedevo quando ero giovane: come nella moda tutto torna.
Negli ultimi tempi poi i talk show, di solito infestati da politici, hanno lasciato il posto a virologi, scienziati e la situazione non è certo migliorata.

Visto come stanno le cose, di solito appronto delle contromisure: Netflix, Amazon Prime Video e Audible o un bel libro.
Certe volte però l’istinto primordiale di accendere la tv e fare zapping prevale. Mi abbandono a quell’irrazionale e nostalgica speranza di imbattermi ancora una volta, fortuitamente, in qualcosa che valga la pena di essere visto o rivisto.
E’ come dare l’ennesima possibilità ad un amico di vecchia data che ti ha tradito più volte: speri sempre di essere smentito.

Domenica scorsa dopo pranzo, mi aggiravo disperato in questa landa desolata che è la tv. Inaspettatamente mi sono imbattuto nell’inizio de i “I tre giorni del condor” con Robert Redford.
Bellissimo film di spionaggio, tra i migliori del genere. Regia di Sidney Pollack.
I primi minuti non li avevo mai visti, ma sono importanti perché tratteggiano l’antieroe Joseph Turner ed il tranquillo mondo in cui si muove. Di lì a poco, tutto andrà in pezzi e questo “topo di biblioteca” nome in codice Condor, dovrà improvvisarsi spia per impedire la sua “estinzione”.

Insomma ho avuto l’opportunità di godermi il film rivedendolo per l’ennesima volta. Alla fine spinto dalla curiosità sono a andato a vedere l’anno 1975: azz!
Mi sono fermato a riflettere sugli spot andati in onda durante il film: adesivo per dentiere, poltrone, quadricicli e montascale.
Certo se il film è del 75 o sei in fascia terza età o sei un amatore!
Nel mio caso la seconda.

Ad oner del vero tra i canali RAI si trovano ancora programmi validi che poi sono resi disponibili via Internet su RAI Play.

Comunque è evidente che la tv generalista è avviata verso l’estinzione, proprio come il condor…

Suggestioni

In lontananza Elcito frazione di San Severino (MC).
Un piccolo paesino immerso tra le montagne della Riserva Naturale Regionale del Monte San Vicino e del Monte Canfaito

L’estate scorsa in uno dei miei giri solitari in moto sono stato ad Elcito.
Durante la sosta rituale a “Ristoro il Cantuccio” ho partecipato ad uno scambio di battute surreale, ma molto suggestivo, con altri biker di Civitanova Marche:
“Aò m’ete portato a Elcito su in montagna. Bello pe carità, ma qui non ce sta còsa!”
“Daje su non te lamentà. Chiaro, voi mette Citanò! A Citanò ce sta lu mare. D’estate è pieno de gente!”
“A dì la verità anche qui a Elcito na volta ce stava lu mare: tando tempo fa!”
“Co lu riscaldamento globale, basta avè pazienza, vedrai che rtorna!”

Se amate la montagna i panorami ed il silenzio dovete visitare Elcito e non dimenticate di assaggiare la fantastica pizza di montagna del Cantuccio.



Mai perdere la calma, su Arrakis

Entrai nel bar della del campo a bere qualcosa.
Non feci in tempo a sedermi che Smith mi apostrofò:
“Ho saputo che ieri te la sei vista brutta! Dai allora racconta come è andata!”
“Si, ma offri tu.”
Feci un cenno al barista di servizio:
“Un the alla spezia”
“Eravamo al campo avanzato dell’alto deserto. Ero appena tornato con la mia squadra da un servizio di guardia ad una mietitrice. Una brutta nottata: diversi morti e feriti tra i nostri.
Stavo sistemando l’equipaggiamento, quella sabbia entra dappertutto!
Arriva il sergente e mi fa:
“Ti vuole il Capitano nella sua tenda: SUBITO.”
Annuì.
Sapevo che ciò non presagiva nulla di buono.
Il tragitto che separava il magazzino dei materiali dal comando era breve, ma stare all’aperto senza tuta distillante non è piacevole in pieno deserto.
Mi sforzai d’immaginare il motivo della mia chiamata a rapporto.
Scorsi mentalmente tutte le infrazioni al regolamento che avevo commesso recentemente, ma non trovai nulla di strano.
Caccia illegale ai Fremen, traffico illecito di spezia, scorrerie nei villaggi erano cose che ciascun soldato imperiale faceva per prassi consolidata.
Mi presentai all’ingresso della tenda e fui lasciato passare dalle guardie.
Mi misi sugli attenti e salutai militarmente il mio superiore. Mi ordinò il riposo ed attesi.
Era entrato da poco in servizio ed era fresco di accademia, nessuna cicatrice o ruga a segnare il suo volto.
“Andrò subito al dunque tenente. ”
Riportò brevemente lo sguardo al rapporto che teneva in mano e poi con fare grave continuò:
“Dalle recenti statistiche sull’attività del suo plotone è emerso che avete sforato ancora il consumo stimato di munizioni.
A fine mese avrò una riunione con il coordinamento delle forze imperiali su Arrakis e dovrò fornire spiegazioni convincenti al Colonnello, ma sinceramente non ne ho…”
Lasciò che quell’accusa aleggiasse nell’aria.
“Capitano, parlando con rispetto. Io e miei uomini affrontiamo ogni giorno quei maledetti Fremen in questo deserto infernale. Da quando siamo qui ho perso la metà degli uomini. Abbiamo già razioni ridotte ed equipaggiamenti usurati da questa maledetta sabbia. Quando veniamo attaccati dobbiamo poterci difendere!”
Mi osservò ed abbozzò un sorriso di comprensione:
“Ah quanto vi invidio. Voi che siete sul campo ogni giorno. Avete degli ordini da eseguire delle regole di ingaggio. Sapete esattamente qual è il vostro nemico e su chi potete contare. Il vostro lavoro è così… semplice e lineare”
“Io invece? Ho la responsabilità del campo, devo garantire i quantitativi di spezia e mantenere bassi i costi del servizio di sicurezza. Come se non bastasse mi devo guardare le spalle da tutti gli altri capitani che ambiscono a fare carriera e non aspettano altro che io faccia un qualunque passo falso.”
“Io, diversamente da voi, non so chi sia esattamente il nemico da cui debbo guardarmi le spalle…”
“E poi non penserà veramente che all’alto comando interessi qualcosa degli uomini come me e come lei ?!
Ad un certo livello gerarchico contano solo i numeri. La spezia raccolta e i costi sostenuti. E naturalmente se i costi sono troppo alti è un problema.”

“Si capitano, ma se dobbiamo lesinare sulle munizioni, allora i costi in vite umane aumenteranno ancora. Possibile che siate così ottusi da non capire ?
Questa battaglia contro i fremen per il dominio della spezia la stiamo perdendo!
La quantità di spezia estratta sta calando, anche a causa della politica di risparmio su mezzi e uomini.
Per quanto mi riguarda può dire al comando che non ci servono davvero altri inetti passacarte che vengano a romperci l’anima con le loro stupide statistiche mentre noi rischiamo il culo per la spezia. Signore!”
A quel punto il comandante è andato su tutte le furie.
“Lei è ufficiale subalterno! Come si permette di mettere in dubbio il mio operato e quello dei suoi superiori!” E nel dire questo sbattè ripetutamente il pugno sulla scrivania.
“La denuncerò al comando superiore per insubordinazione e questa macchia rimarrà sul suo stato di servizio per sempre!”
Mi sfuggì un ghigno malefico di soddisfazione. Abbandonai la posizione di riposo, senza autorizzazione, mi rimisi sugli attenti sbattendo per bene il tacco, feci il saluto e mormorai: “Signore…”
Mi girai ed usciì dalla tenda correndo alla massima velocità.
Il capitano rimase attonito dal mio comportamento e poi rosso dalla collera cominciò ad urlare: “Venga subito qui! Non ho ancora finito con lei! Venga subito qui…”
Mentre mi allontanavo in tutta fretta ebbi appena il tempo di pensare che quest’ometto presuntuoso non aveva alcuna esperienza di Arrakis.
Un burocrate spedito qui a comandare dei Sardaukar: patetico”
Mi soffermai per sorseggiare un goccio di thè.
“E poi ? ” chiese Smith curioso.
“E poi, come avevo previsto è arrivato una verme delle sabbie.
Arrivano sempre, quando qualche imbecille si mette a battere troppo rumorosamente: lo sanno tutti.
Se lo è pappato insieme alle sue statistiche, la tenda e tutto quanto, ma se lo meritava.
Io me la sono cavata per un pelo.
Che pivello!
Sia lodato Shai-Ulud.”

Il metano, la nuova spezia

Ero perso nei miei pensieri quando d’un tratto mi accorsi che la mia auto stava esaurendo il metano.
Fu allora che in lontananza apparve un distributore.
Nel calore del giorno la sua immagine tremolava come un miraggio nel deserto.
Mentre mi avvicinavo il cuore iniziò a martellare nel petto.
L’immagine del tabellone era sfocata e non riuscivo a distinguere bene le cifre.
La mente era ostaggio di un unica terribile domanda: nella sua folle corsa al rialzo, quanto sarà arrivato a costare un chilo di metano ?
Fu allora che in modo del tutto incosciente le labbra presero a muoversi e ascoltai stupito la mia voce cantilenare:

non devo aver paura.

la paura uccide la mente.

la paura è la piccola morte che porta alla distruzione totale.

affronterò la mia paura, permetterò che passi oltre e mi attraversi.

e quando sarà passata, seguirò il suo percorso con il mio occhio interiore.

dove è andata la paura non ci sarà nulla, rimarrò soltanto Io.

Litania contro la paura Bene Gesserit tratta dal libro Dune di Frank Herbert

Thufir Awat

Immagine tratta dal file Dune Part 1 del 2021 diretto da Denis Villeneuve

Thufir Awat in modalità Mentat, mentre cerca di stimare l’impatto del prossimo adeguamento normativo sul software aziendale a cui lavorate.
Naturalmente senza riuscirci.

Echi di un Dune passato

Sono un fan della saga di Dune fin da ragazzo.
Nutro una profonda ammirazione per Frank Herbert che è stato capace di costruire un’universo intero tanto affascinante quanto realistico.
Il film del 2021 di Denis Villeneuve è stata una gioia per gli occhi di noi appassionati, ma ha anche risvegliato la curiosità di molti neofiti verso questa saga letteraria.
Io stesso ho sempre caldamente consigliato ai miei amici e colleghi la lettura di Dune, perché narra vicende epiche con uno stile piuttosto particolare: intimo e profondo.
E’ quindi con il massimo rispetto, che di seguito riporto alcune mie innocenti variazioni sul tema: