La tv generalista

Sono del 72 ed ho trascorso la mia infanzia a giocare con LEGO ed il rumore della tivù in sottofondo.
La mia generazione è cresciuta con i cartoni animati giapponesi.
Mi ricordo ancora, quando una sera verso le 18.00 su Rai1, per puro colpo di fortuna, mi imbattei nella prima puntata di Goldrake.
Nell’epoca pre-internet la tv era un media moderno rispetto alla carta stampata: ora quell’epoca sta finendo.

Internet in tutte le sue declinazioni ha soppiantato la tv che sta velocemente perdendo percentuale d’ascolto fra i giovani.
Un indicatore evidente dell’agonia della tv è la scarsa qualità dei programmi proposti, con qualche eccezione.
Le produzioni hanno bisogno di denaro messo a disposizione dagli inserzionisti, ma se gli ascolti calano il budget si riduce e così per riempire il palinsesto si comprano prodotti a basso costo di scarsa qualità.
D’altra parte chi investe in pubblicità vuole avere una misura precisa dell’efficacia dell’investimento e questo con la tv non è possibile: l’auditel rimane una figura mitologica.
I nuovi media invece garantiscono una profilazione di estremo dettaglio e: “il feedback è tutto”.
Nella tv generalista già da tempo ciascun canale ha identificato il suo ascoltatore tipo e modulato programmi e relativi spot in base al profilo.
Con la tv digitale è aumentato lo spazio a disposizione, si sono moltiplicati i canali, ma per converso riempire il palinsesto è diventato più difficile.
I canali sono diventati tematici ed hanno cominciato a trasmettere vecchie serie televisive americane che vedevo quando ero giovane: come nella moda tutto torna.
Negli ultimi tempi poi i talk show, di solito infestati da politici, hanno lasciato il posto a virologi, scienziati e la situazione non è certo migliorata.

Visto come stanno le cose, di solito appronto delle contromisure: Netflix, Amazon Prime Video e Audible o un bel libro.
Certe volte però l’istinto primordiale di accendere la tv e fare zapping prevale. Mi abbandono a quell’irrazionale e nostalgica speranza di imbattermi ancora una volta, fortuitamente, in qualcosa che valga la pena di essere visto o rivisto.
E’ come dare l’ennesima possibilità ad un amico di vecchia data che ti ha tradito più volte: speri sempre di essere smentito.

Domenica scorsa dopo pranzo, mi aggiravo disperato in questa landa desolata che è la tv. Inaspettatamente mi sono imbattuto nell’inizio de i “I tre giorni del condor” con Robert Redford.
Bellissimo film di spionaggio, tra i migliori del genere. Regia di Sidney Pollack.
I primi minuti non li avevo mai visti, ma sono importanti perché tratteggiano l’antieroe Joseph Turner ed il tranquillo mondo in cui si muove. Di lì a poco, tutto andrà in pezzi e questo “topo di biblioteca” nome in codice Condor, dovrà improvvisarsi spia per impedire la sua “estinzione”.

Insomma ho avuto l’opportunità di godermi il film rivedendolo per l’ennesima volta. Alla fine spinto dalla curiosità sono a andato a vedere l’anno 1975: azz!
Mi sono fermato a riflettere sugli spot andati in onda durante il film: adesivo per dentiere, poltrone, quadricicli e montascale.
Certo se il film è del 75 o sei in fascia terza età o sei un amatore!
Nel mio caso la seconda.

Ad oner del vero tra i canali RAI si trovano ancora programmi validi che poi sono resi disponibili via Internet su RAI Play.

Comunque è evidente che la tv generalista è avviata verso l’estinzione, proprio come il condor…

Autore: ferro

Software analyst e developer con la passione per la scrittura