Non dovremmo avere bisogno di eroi

Durante il mio percorso lavorativo ho avuto il piacere di conoscere persone molto speciali che ricoprivano in azienda il ruolo dell’eroe.

Si tratta di persone brillanti, competenti e con un alto senso del dovere che, con la loro esperienza, anticipano i problemi, se ne fanno carico e li risolvono compiendo sforzi eccezionali. Per queste persone la parola “impossibile” non è mai stata scritta e fallire non è un’opzione contemplata. Lavorare con loro può essere difficile, ma anche entusiasmante. Ciò che a mio avviso rende veramente grandi queste persone è che portano il fardello sulle loro spalle e raggiungono la vetta con le proprie forze senza clamore. L’energia sprigionata da queste persone è percepibile nella passione che mettono nel fare il loro lavoro e ciò a mio avviso li rende dei leader naturali perchè sanno essere trascinanti.

Queste persone sono gemme preziose per le organizzazioni e per i team in cui operano.
Spesso però i valori che li caratterizzano: franchezza, trasparenza e coraggio confliggono con le logiche delle organizzazioni dove i manager sono impegnati a mantenere lo status quo e ai fatti antepongono le schermaglie politiche e verbali.
Ciò paradossalmente rende gli eroi al contempo utili, ma spinosi. A causa della loro abilita’ sul campo e della loro scarsa diplomazia, spesso queste persone sono relegate in ruoli intermedi in cui sono continuamente impegnati a spegnere incendi e sono esclusi dalle riunioni in cui vengono prese decisioni strategiche. Questa dinamica spesso priva l’organizzazione del prezioso punto di vista pragmatico di chi il business lo fa concretamente funzionare.

La presenza conclamata di eroi aziendali e la loro mancata valorizzazione ha ulteriori effetti collaterali indesiderati che spesso vengono ignorati.
Il punto è che se fare l’eroe è pericoloso faticoso, ma non offre alcun vantaggio materiale, si tratta di un modello non vincente che gli altri non seguiranno.
Chi non è un eroe e non ne subisce il fascino, non ha alcun buon motivo per emulare quel comportamento e farà il proprio dovere al minimo sindacale adottando la nota strategia “del fil de gas”. D’altro canto un eroe è tale a causa della sua natura e non per scelta, per cui se la natura degli individui è insopprimibile e il suo modo di essere non e’ premiante nel contesto in cui si trova, alla lunga si troverà costretto a fare l’eroe altrove.

In sintesi credo che un’organizzazione sana dovrebbe cercare di elevare tutti a livello di eroe, ma contemporaneamente dovrebbe strutturarsi per non averne bisogno mai, se non in casi veramente eccezionali.

Autore: ferro

Software analyst e developer con la passione per la scrittura

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